L’onicomicosi rappresenta un’infezione micotica (fungina) della lamina ungueale di piedi e mani, con tendenza a cronicizzare e scarsa probabilità di risoluzione spontanea.

Rappresenta ad oggi una patologia sempre più frequente, la cui prevalenza aumenta sensibilmente con l’età (circa il 2-10% negli adulti).

Si riconoscono diverse varianti cliniche, indipendentemente dalla specie fungina responsabile.

La presenza di alterazioni traumatiche dell’unghia (dovute a fattori endogeni o esterni), di porte d’ingresso dovute a tagli/escoriazioni/traumi, di micosi in altre sedi cutanee adiacenti, di patologie a carico di cute e unghie, di malattie vascolari periferiche, rappresentano i più frequenti fattori di rischio che possono determinare una colonizzazione micotica dell’unghia.

L’onicomicosi esordisce in genere sul bordo libero o sui margini laterali dell’unghia con una macchia bianco-giallastra a margini irregolari, che si allarga progressivamente.

La lamina ungueale perde la sua trasparenza, diventa opaca, o talvolta con più colori (dal giallo al bruno). Può sollevarsi per l’ispessimento del letto ungueale e diventa friabile, con una superficie irregolare e striata, e la presenza di detriti al di sotto dell’unghia ne causa una dolorosa deformazione.

L’unghia può essere ridotta a pochi frammenti residui e staccarsi dal suo letto, e l’infezione può infine estendersi alle unghie adiacenti.

La diagnosi dell’onicomicosi si basa, oltre che sulle manifestazioni cliniche, sull’esame micologico colturale, necessario a identificare la specie fungina e ad escludere molte altre malattie ungueali che sono causa di alterazioni identiche all’onicomicosi.

Il trattamento delle onicomicosi è complesso, e si avvale di terapie topiche e sistemiche. La scelta terapeutica deve essere guidata da diversi elementi, tra cui in particolare l’età del paziente, la presenza di patologie associate, l’interazione di farmaci già assunti con l’eventuale terapia antimicotica per via orale, la possibilità di aderenza alla terapia.

Nella pratica clinica è spesso quindi necessario ricorrere a strategie terapeutiche particolari, quali le terapie combinate, parallele o sequenziali, al fine di ottenere un miglioramento clinico più veloce e ridurre la frequenza delle recidive.

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